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Green policy

Kit pack offre ai propri clienti soluzione Green, grazie all’attenzione all’ambiente, consapevole di mettere in atto soluzioni EFFICACI, DINAMICHE, ECONOMICAMENTE POSSIBILI.
 
La ricerca di soluzioni volte a ridurre l’impatto ambientale del nostro servizio, una sempre maggiore attenzione alla riduzione dell’emissioni di CO2, il dialogo continuo con i nostri partners e fornitori: sono tutti progetti e politiche aziendali volte a sviluppare e a mettere in pratica quel concetto di sostenibilità che troppe volte appare solo teorico. BIGREEN 60% RICYCLED!! Polietilene a bassa densità derivante per il 60% dal riciclo del prodotto. Questi prodotti vengono estrusi utilizzando una parte di polietilene ottenuto dall’impiego di materiali di origine post industriali e una parte post consumo.

ANALISI DEL CICLO VITA DELL’IMBALLO

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Il modello LCA

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In Kit Pack crediamo che la sostenibilità si basi sui fatti, non sulle percezioni. Per questo abbiamo commissionato uno studio di Life Cycle Assessment (LCA) a dei partner tecnici, Etifor in collaborazione con Spinlife, entrambi spin-off dell’Università di Padova. 

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Kit Pack desidera supportare e consigliare i propri clienti nella scelta delle soluzioni di packaging più sostenibili. Lo studio consente di identificare e conoscere i potenziali impatti ambientali associati ai diversi materiali presi in esame, al fine di individuare eventuali criticità e opportunità di miglioramento del packaging. Possiamo così avere un occhio scientifico sui materiali utilizzati.

I 2 principali prodotti esaminati:​

  • plastica con il 60% di materiale riciclato

  • Carta Kraft 100% Riciclata (80 gr/m2)

L’approccio di ciclo di vita “Dalla culla alla tomba che include tutte le fasi del ciclo di vita dell’imballaggio” 

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I RISULTATI

RISULTATI DELLO STUDIO LCA COMPARATIVO

I seguenti risultati mostrano la variazione in percentuale tra gli impatti dell’imballaggio tra la Carta Kraft 100% riciclata e la Plastica 60% riciclata per la stessa “Busta rappresentativa” identificata per l’analisi comparativa.

Acidificazione +26%​​

Cosa misura: Il potenziale accumulo di sostanze acide (come gli ossidi di zolfo e di azoto) nei terreni e nelle acque. L’indicatore è espresso in moli di ioni idrogeno equivalenti (mol H+ eq).

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In parole semplici: È la categoria responsabile delle piogge acide. Quando i fumi industriali ricadono al suolo, alterano il pH del terreno e dei laghi, indebolendo le foreste, corrodendo i monumenti nelle città e rendendo gli habitat acquatici inospitali.

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Cambiamento climatico -6%​​

Cosa misura: La quantità di gas serra (come l’anidride carbonica o il metano) rilasciati nell’atmosfera lungo il ciclo di vita del prodotto. Viene misurato in kg di CO2 equivalente su un orizzonte temporale di 100 anni.

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In parole semplici: Rappresenta le emissioni di gas serra che contribuiscono al surrisacldamento globale e ai cambiamenti climatici.

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Ecotossicità acquatica +38%​​

Cosa misura: L’impatto tossico delle sostanze chimiche rilasciate sui microrganismi, pesci e piante che popolano gli ecosistemi d’acqua dolce (fiumi e laghi). Si esprime in CTUe (Comparative Toxic Unit for ecosystems).

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In parole semplici: Misura quanto i rifiuti liquidi o le emissioni della filiera produttiva risultino “velenosi” per la biodiversità dei fiumi e dei laghi, alterando la catena alimentare acquatica.

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Eutrofizzazione d’acqua dolce +190%

Cosa misura: Lo sversamento eccessivo di nutrienti, nello specifico il fosforo (espresso in kg P eq,) nei bacini d’acqua dolce interni.

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In parole semplici: Misura il rischio di “soffocamento” di fumi e laghi. Troppo fosforo (proveniente ad esempio da detergenti o scarichi industriali) fa proliferare le alghe in modo incontrollato; morendo, queste alghe consumano tutto l’ossigeno presente, uccidendo pesci e altri organismi acquatici.

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Tossicità umana (effetti non cancerogeni) +57%

Cosa misura: I potenziali effetti tossici sulla salute umana che non riguardano il cancro (es. danni neurologici, riproduttivi o sistemici), misurati sempre in CTUh.

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In parole semplici: Traccia l’esposizione a sostanze chimiche che possono causare malattie croniche, intossicazioni o malformazioni, escludendo lo sviluppo di patologie tumorali.

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Consumo di suolo (Land use) +512%

Cosa misura: L’impatto causato dall’occupazione temporanea o dalla trasformazione permanente dei terreni. Si calcola in Punti (Pt) basandosi sulle funzioni ecosistemiche perse (es. erosione, infiltrazione dell’acqua).

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In parole semplici: Valuta lo sfruttamento della terra. Ad esempio, per fare la carta serve coltivare alberi, occupando ettari di territorio. Questa categoria calcola quanto spazio togliamo e quanto ne alteriamo la capacità di rigenerarsi o di trattenere l’acqua piovana.

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Riduzione dello strato di ozono +29%

Cosa misura: L’emissione di sostanze chimiche stabili (come i vecchi clorofluorocarburi, CFC) capaci di degradare le molecole di ozono nella stratosfera. Viene espressa in kg di CFC-11 equivalenti.

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In parole semplici: Valuta il contributo del prodotto al famigerato “buco nell’ozono”. Meno ozono significa una minore schermata protettiva contro le radiazioni ultraviolette (UV-B) del sole, con conseguenti rischi per la salute della pelle e per gli ecosistemi.

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Formazione di ozono fotochimico +65%

Cosa misura: La generazione di ozono a bassa quota (nella troposfera), causata dalla reazione tra la luce solare e i composti organici volatili (COV) o gli ossidi di azoto emessi. Si misura in kg di NMVOC (composti organici volatili non metanici) equivalenti.

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In parole semplici: A differenza dell’ozono stratosferico (che ci protegge), l’ozono che si forma nelle nostre città a causa di fabbriche e scarichi è un forte inquinante che danneggia le vie respiratorie umane e blocca la crescita delle piante.

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Uso di risorse fossili -13%

Cosa misura: L’estrazione di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale) utilizzati sia come fonte energetica sia come materia prima. Viene espresso in Megajoule (MJ).

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In parole semplici: Indica la dipendenza del prodotto dai combustibili non rinnovabili. Ad esempio, produrre plastica vergine richiede l’estrazione diretta di petrolio, consumando riserve geologiche che non si riformeranno.

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Uso di risorse minerarie e metalliche -1%

Cosa misura: Il consumo di materie prime minerali e metalli non rinnovabili estratti dalla crosta terrestre, confrontato con la loro disponibilità globale. Si misura in kg di antimonio (Sb) equivalenti.

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In parole semplici: Valuta l’esaurimento dei materiali rari e dei metalli necessari a costruire i macchinari, le infrastrutture o i componenti chimici della filiera.

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Consumo di acqua -2%

Cosa misura: Il volume d’acqua dolce prelevato e consumato, pesato attraverso il fattore di scarsità locale tramite il metodo AWARE (m3 mondiali equivalenti). 

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In parole semplici: Non calcola solo quanta acqua si usa, ma valuta la gravità del prelievo in base a quanta acqua è rimasta disponibile in quella zona per gli esseri umani e per l’ambiente. Consumare acqua in un’area arida ha un impatto nettamente superiore rispetto a farlo in una ricca di sorgenti. 

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CONCLUSIONI

 

L’analisi di Life Cycle Assessment condotta ci dice che per questo tipo di imballaggi non esiste la soluzione miracolosa, ma la plastica riciclata al 60% offre oggi un buon compromesso come alternativa alla plastica vergine e anche alla carta, che pur essendo percepita “più green”, presenta rischi non trascurabili su diverse categorie di impatto ambientale, legati soprattutto a eutrofizzazione, acidificazione ed ecotossicità acquatica. 

Questo studio rappresenta per Kit Pack S.r.l. non un punto di arrivo, ma uno strumento per orientare scelte aziendali basate sul rigore scientifico. Il nostro impegno è continuare a monitorare le innovazioni nei materiali per offrire ai nostri partner soluzioni che bilancino protezione del prodotto e tutela dell’ambiente e degli ecosistemi. 

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